Published: Aug 11 Posted Under: Arte Veneziana, Curiosità

Il ruolo delle maschere nella Commedia dell'Arte Veneziana

arte veneziana

In passato, le maschere non erano solo legate al Carnevale ma rappresentavano una gran fetta della cultura veneta. Per esempio, erano fondamentali nella Commedia dell’Arte Veneziana.
Prima dell’avvento di Carlo Goldoni - e della conseguente riforma teatrale - gli attori della Commedia dell’Arte si esibivano attenendosi a un canovaccio.
Il canovaccio non era altro che una linea guida che spiegava sommariamente la trama dello spettacolo ma, a parte seguire il senso generale, gl attori avevano il compito di improvvisare pressoché tutte le scene. A fare da spalla agli interpreti delle commedie, ci pensavano le maschere. Nella Commedia dell’Arte di quei tempi (XVI secolo) le maschere erano la stilizzazione di certe caratteristiche della natura umana, delle caricature nei movimenti e negli atteggiamenti. Apparentemente superficiali, in realtà queste figure aiutavano moltissimo i protagonisti degli spettacoli teatrali a dipanare la matassa e velocizzare il processo di improvvisazione, grazie alle loro scenette comiche già prefissate e ai loro costumi.

Tra le maschere più riproposte durante gli spettacoli c’erano Arlecchino (solitamente dipinto come il servo imbroglione), Pulcinella (servitore che unisce ingenuità a saggezza popolare) e Colombina (ragazza astuta, era l’unico personaggio col volto scoperto).
Con la riforma di Goldoni, la Commedia dell’Arte fu completamente rivoluzionata. Alcune delle novità più importanti furono:

 

  1. L’utilizzo del linguaggio parlato - nella fattispecie il veneto
  2. La presenza di un messaggio educativo, dietro le scene comiche e le burle
  3. L’abolizione del canovaccio e l’introduzione di un testo scritto ufficiale come riferimento da seguire fedelmente
  4. La presenza delle donne, alle quali venivano affidati ruoli importanti
  5. Le storie avevano come soggetto la vita quotidiana delle famiglie, dei gondolieri oppure prendevano spunto dalla società dell’epoca e dalle sue problematiche.

 

L’esigenza di questa riforma nasceva dalla voglia di restituire “dignità” al teatro, introducendo anche una grossa componente di realismo. Nonostante tutti questi grandi cambiamenti, tuttavia, le maschere continuarono a far parte del teatro della Commedia dell’Arte, tanto che Goldoni scrisse “Il servitore di due padroni” appositamente per Arlecchino.

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